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Questa piccola galleria
è un pensiero affettuoso rivolto a Piegiorgio Maoloni. Non una vera mostra, non una ricostruzione critica del suo immenso e straordinario lavoro. Altre e ben più strutturate iniziative sono in cantiere per ricordarlo. E che, speriamo in fretta, collocheranno il suo lavoro nella giusta dimensione storico-critica nella campo della ricerca visiva e della storia della grafica. Ricordando come il suo lavoro ha sempre travalicato i confini della professione per invadere la storia della cultura e del costume italiano. Piergiorgio, con il suo lavoro, ha sollecitato l'Italia a incamminarsi lungo la via della modernità. Quella modernità messa in scena dai suoi progetti In quella originale sintesi/interpretante che sapeva creare tra superficie, immagine e testo. ![]() Per dire della carica innovativa del suo lavoro, basterà ricordare la copertina realizzata per il Messaggero all'indomani dello sbarco sulla luna: un primissimo piano dell'impronta sulla polvere lunare e un'unica parola gigantesca: "Luna". Provate a confrontare questa pagina con la forma grafica delle prime pagine dei giornali del tempo: chiusi, paludati e statici. Da caratteri a piombo. È stato ricordato come il suo modo di concepire la grafica dei giornali “ha ucciso l'articolessa e l'elzeviro e ha introdotto l'icona, la scheda, il percorso grafico integrato al testo e i livelli coordinati di lettura. Dal giornale di palazzo a quello dei lettori. Se i contenuti giornalistici avessero seguito un'evoluzione altrettanto colta e coraggiosa, oggi in Italia avremmo la stampa più leggibile, e dunque libera, del mondo”. ![]() Il lavoro di Maoloni al Manifesto, poi, è stato una specie di laboratorio permanente sulla comunicazione visiva, continuamente aperto a nuove soluzioni e forme. Il giornale ridisegnato sette/otto volte nel corso degli ultimi vent'anni. I suoi inserti altrettanto innovativi e esemplari: dal Manifesto mese agli inserti sul sessantotto, da Gambero rosso a Extra. In particolare questi ultimi due hanno rappresentato novità dirompenti. Gambero rosso che da inserto è poi evoluta verso una testata autonoma, è stato un vero e proprio modello di attività editoriale, e non solo, nel campo del food e del turismo gastronomico/ambientale, con le sue guide dal format ancora copiatissimo. Extra, poi, fu una vera e propria frustata. Un inserto psichedelico quasi, eppure leggibile, coloratissimo eppure familiare. Piergiorgio sapeva tenere unito tutto ciò, poiché era un intellettuale, conoscitore profondo di tutto ciò che accadeva nel mondo della grafica e dell'arte, ma più in generale nella cultura e nella società, in Italia e all’estero. Il suo mondo profondo erano i giornali, che ha attraversato in lungo e in largo: Il Messaggero, La Stampa, Paese sera, Avvenire, L'Unità, L'Unione sarda, L'Indipendente. ![]() E poi ancora Sfera, Materia, Eco. E poi l'inserto del l'Unità Cuore. E poi una miriade di altri giornali di periodici. E poi progetti di comunicazione per imprese, per eventi culturali. Dalla Biennale di Venezia a Palazzo delle Esposizioni di Roma al Duomo della sua Orvieto. Piergiorgio era un uomo elegante. Umanamente ricco. Sempre con una camicia alla coreana. E la sigaretta accesa. Che per un fortunato caso un giorno incrociò Cosenza. Alla fine degli anni ottanta. Una consulenza, - una di quelle poche consulenze autentiche e benedette - che il Cud gli propose, per disegnare alcune delle sue collane di testi per la formazione a distanza. Piergiorgio accettò con allegria e semplicità. Sperammo che quella collaborazione diventasse il primo passo verso la diffusione di una cultura della progettazione grafica e visiva qui a Cosenza, allora proiettata verso l'ottimismo del futuro telematico. Ma il Cud dopo poco morì. E nessuno si accorse di quel passaggio e di quei bei libri che aveva disegnato Piergiorgio. Non i giornali. Non le case editrici. Ma nemmeno gli enti pubblici e i loro amministratori. Tutti continuano ancora adesso a fare da sé, del tutto indifferenti, per essere benevoli, a quella ricchissima cultura della progettazione visiva rappresentata da artisti come Piergiorgio Maoloni. Del tutto indifferenti a quel plus di democrazia che la progettazione grafica e visiva si porta appresso. Piergiorgio praticava questo lavoro con la consapevolezza di maneggiare semplici segni, ma aveva, altrettanto forte, la consapevolezza della responsabilità connessa al dare forma alle parole e ai pensieri che devono essere pronunciati. E che egli sapeva tracciare con la chiarezza e la bellezza di chi sa parlare forte e chiaro. concept e layout / lacosa allestimento / Plane Si ringraziano Giulia Maoloni Luca Maoloni Roberto Steve Gobesso Aurelio Candido |
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